Verde dalla rabbia

Sia che si manifesti attraverso una violenta, incontrollabile esplosione, oppure serpeggi sotto forma di sordo, freddo e contenuto livore, la rabbia è un’emozione innata e naturale, comune non solo agli uomini ma anche al regno animale.

Collera, ira, irritazione, esasperazione, furore sono tutti sinonimi che definiscono la stessa intensa, calda (e molto comune) emozione, vissuta da ciascuno a proprio modo. La rabbia è chiaramente riconoscibile attraverso il linguaggio del corpo, anche quando lottiamo con noi stessi per non manifestarla: la voce si fa più intensa, il suo tono sibilante, stridulo e minaccioso, lo sguardo è feroce. Aggrottiamo la fronte, le sopracciglia, le labbra scoprono i denti e le mascelle si serrano fino a digrignare. La mimica facciale è universale e palesemente comune a tutte le culture.

La rabbia, che si può dipingere persino sul volto dei bambini, anche di quelli molto piccoli, quando, ad esempio, non vogliono fare o mangiare qualcosa, ha una funzione adattiva; scaturisce dall’istinto primordiale di conservazione per la sopravvivenza. È l’emozione che, nel corso dell’evoluzione, ha aiutato i nostri antenati a difendersi dalle minacce di un ambiente ostile e che, a differenza della paura, li ha spinti all’attacco e non alla fuga.

Oggigiorno la stessa pulsione, una sorta di benigna “rabbia positiva” al servizio della sopravvivenza, può muoverci a reagire per uscire dai guai, infondendo in noi l’energia necessaria per realizzare un desiderio o soddisfare un bisogno. Anche la grinta sportiva rappresenta una modalità in cui la rabbia viene canalizzata in modo costruttivo.

Questa “energia rabbiosa” può scattare in noi quando ci sentiamo defraudati di qualcosa, o quando non accettiamo un’ingiustizia, e vogliamo affermare i nostri valori, far valere diritti e ragioni per esempio, nel mondo del lavoro.

Cosa accade al nostro corpo quando ci arrabbiamo?

La rabbia “brucia” e accende nel corpo una serie di reazioni fisiologiche. L’esperienza della rabbia si accompagna ad una serie di modificazioni a livello circolatorio, respiratorio, muscolare, tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni, aumento degli atti respiratori e della tensione muscolare nonché della sudorazione. Le sensazioni soggettive più frequentemente riferite in tale frangente sono la paura di perdere il controllo, l’irrigidimento della muscolatura, l’irrequietezza e il calore.

Tali comportamenti istintivi ed emotivi, così come le conseguenti modificazioni fisiologiche, sono sostenute da un sistema di ormoni e neurotrasmettitori specifici, come testosterone, adrenalina, cortisolo, noradrenalina ed epinefrina, che consentono di organizzare l’individuo all’azione. Sotto la loro spinta, il corpo di chi è sottoposto ad uno stress riesce ad utilizzare al meglio le risorse di cui dispone con l’obiettivo di migliorare le prestazioni e il rendimento. Queste sostanze, accese dall’emozione della rabbia, ci preparano al confronto, ad affrontare una minaccia.

Tutta l’energia disponibile nell’organismo viene mobilizzata per passare alle vie di fatto: il fisico è in tensione, la postura lascia presagire uno scatto imminente, l’organismo è in procinto di attaccare il nemico attraverso azioni fisiche, o anche solo facendo ricorso ad una violenta aggressione verbale…

Come manifestiamo la rabbia?

La cultura e le regole sociali, infatti, impediscono talvolta di dare sfogo alla rabbia e di manifestarla direttamente e apertamente. Fin da piccoli, siamo educati a contenerla, per evitare un severo giudizio o una punizione.

È, considerata, in genere, un sentimento estremo e negativo perché provoca la perdita di controllo, la diminuzione delle capacità di giudizio che fanno pronunciare frasi cattive, offensive e può persino arrivare a far compiere gesti pericolosi per noi stessi e per chi abbiamo di fronte… Ossia, il cervello rettiliano, che governa i nostri istinti, ha la prevalenza sulla neocorteccia deputata alla ragione e al pensiero critico.

Per timore di tutto questo, si può assistere ad una soppressione della tendenza all’azione e all’attacco, fino addirittura ad arrivare al mascheramento dei segnali della rabbia.

Aggressività passiva, cinismo, sarcasmo, non cooperazione e resistenza alle richieste altrui, sono tutte modalità che trasmettono in modo sottile una rabbia non esprimibile apertamente.

Gli studi effettuati sugli individui che tendono a non esprimere i propri sentimenti rabbiosi trattenendoli, indicano che l’inibizione delle manifestazioni aggressive porta a viverle più a lungo: i mediatori chimici che vengono rilasciati nell’organismo non vengono per così dire “bruciati” dall’esplosione d’ira e permangono in circolo. La corsa che il corpo si era preparato a compiere non avviene, il rilascio emotivo non ha luogo e tutto il combustibile che era stato mobilizzato per sostenere la performance non viene utilizzato.

La rabbia che non trova sfogo verso l’esterno si rivolge verso noi stessi, trasformandosi in un’auto-aggressione che può determinare modificazioni fisiologiche di varia natura ed entità: i nostri organi interni, colpiti dai messaggi ormonali, diventano una sorta di bersaglio, esponendoci al rischio di sviluppare disturbi anche profondi che rischiano di cronicizzare e divenire elementi persistenti, ricorrenti e caratterizzanti la trama della nostra esistenza.

L’espressione “rodersi il fegato dalla rabbia” non è usata a caso!

È effettivamente il fegato l’organo che, più di ogni altro, risente quando nutriamo sentimenti di collera.

Gli antichi greci credevano che nel fegato risiedesse la forza, la caparbietà e vi albergassero le emozioni, sia l’amore passionale che l’ira. Persino oggi si dice “avere fegato” nell’accezione positiva di “avere coraggio”.

Anche secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) l’emozione della rabbia è associata al fegato e al suo viscere corrispondente: la cistifellea. Nella visione energetica della MTC un eccesso di collera può far ammalare l’organo e, viceversa, anche un fegato in squilibrio si può manifestare attraverso questa prorompente emozione.

Il fegato ricopre un ruolo cardine per il corretto funzionamento dell’intero organismo. È un vero e proprio laboratorio nel quale avvengono le reazioni di catabolismo delle sostanze nocive e la detossificazione di scorie metaboliche. La rabbia e lo stress, attraverso il rilascio dei mediatori chimici, aumentano il carico di lavoro di quest’organo, rallentando la sua attività di depurazione.

Il Fegato secerne la bile, un fluido, basico, di colore giallo-verde, che viene immagazzinato nella cistifellea e rilasciato nel duodeno durante l’assunzione del cibo. Questo adiuva i processi digestivi favorendo l’assorbimento dei grassi alimentari e neutralizzando l’acidità del cibo proveniente dall’ambiente gastrico. La bile contiene inoltre alcune sostanze di scarto espulse dal fegato consentendo il loro smaltimento.

La congestione di fegato e cistifellea, perciò, indebolisce l’organismo e può preludere a numerosi disturbi fisici con un’accentuazione delle espressioni di disagio, fra cui la rabbia. Eco perché chi è preda di una manifestazione di collera è anche detto “bilioso” o soggetto a un “travaso di bile”.

Rimedi per sostenere il fegato e la cistifellea

Per alleviare la congestione di questi organi, in ambito Naturopatico, possiamo avvalerci della tecnica del “drenaggio”. Il termine è riferito alla strategia terapeutica mirata ad attivare gli organi deputati alla depurazione dell’organismo – fegato, reni, intestino, polmoni, pelle – per favorire l’eliminazione dei residui tossici.

I rimedi drenanti possono cioè stimolare la funzione ripristino, regolazione e blanda stimolazione di questi organi favorendo l’attività di espulsione delle scorie metaboliche.

Tale effetto si può ottenere grazie all’impiego di specifici prodotti fitogemmoterapici, ottenuti per macerazione di tessuti embrionali vegetali freschi: gemme, giovani getti, giovani radici, boccioli, amenti, semi, scorze interne di giovani rami e radici, sono in grado di promuovere un’azione depurativa profonda.

I rimedi devono essere scelti nel rispetto dell’individualità biologica di ciascuna persona, attraverso un’accurata osservazione energetica. Per il drenaggio di fegato e cistifellea è possibile utilizzare uno o più tra i seguenti gemmoderivati o macerati glicerici (M.G.):

Corylus avellana M.G., Nocciolo, dall’azione antisclerosante del parenchima epatico, indicato nei casi di insufficienza e sofferenza epatica con indurimento fibroso del tessuto.

Fraxinus excelsior M.G., Frassino, diuretico, aumenta l’escrezione di acido urico con le urine. Antinfiammatorio della parete della colecisti, è indicato come drenante biliare.

Juniperus communis M.G., Ginepro, svolge un’azione drenante, in particolare su fegato e rene; è utile nell’insufficienza epatica, nell’ittero, nelle epatopatie ed intossicazioni croniche da farmaci. Il gemmoterapico è inoltre indicato nell’aerofagia, nel meteorismo: esercita un’azione regolatrice sul sistema neurovegetativo digestivo.

Rosmarinus officinalis M.G., Rosmarino, rimedio della piccola insufficienza epatica, possiede un’azione antispasmodica sulla colecisti e ne regolarizza la motilità. È un eccellente colagogo e coleretico. L’azione può essere potenziata dall’associazione con il Fraxinus excelsior MG. È indicato in caso di litiasi biliare, nelle coliche epatiche e nelle colecistiti.

Secale cereale M.G., Segale, svolge un’azione di protezione della cellula epatica. Riduce i valori elevati delle transaminasi, è indicato in casi di esito di epatite acuta e cronica, favorendo la rigenerazione del tessuto del fegato.

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Dott.ssa Elena Moroni,

Naturopata e Floriterapeuta
Docente della Scuola Superiore di Naturopatia Genova

Pubblicato sula rivista DBN Magazine

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